PUBALGIA E GROIN PAIN

TERMINOLOGIA E DEFINIZIONE:

Con il termine “pubalgia” si definiva originariamente in ambito fisioterapico una condizione muscoloscheletrica dolorosa e patologica a carico della zona inguinale e pubica. Nel corso degli anni questo termine ha assunto numerosissime sfumature di terminologie valide (sindrome rettoadduttoria, ernia dello sportivo, osteite pubica, ecc..) tali da spingere gli esperti a riunirle sotto la definizione comune di “Groin Pain”, nonostante le difficoltà e il non-accordo ancora oggi presente sulla giusta terminologia da adottare. Per GROIN PAIN intendiamo una serie di problematiche che sviluppano sintomi nell’area compresa fra sinfisi pubica, basso addome, spina iliaca anteriore-superiore (SIAS) e porzione antero-interna della coscia, che interferiscono con l’attività sportiva e/o attività di vita quotidiana. Cenni di anatomia La regione anatomica colpita viene identificata a grandi linee nel cingolo pelvico o bacino, che comprende le due ossa dell’anca (dette anche ossa coxali), il sacro e il coccige. I limiti anatomici di questa regione sopra descritta sono rappresentati dai punti di inserzione o di localizzazione di strutture direttamente interessate dalla patologia (Fig. 1) e sono:
– SINFISI PUBICA: punto di unione delle due ossa pubiche anteriormente per mezzo di un disco fibrocartilagineo, nonché punto di inserzione di numerose strutture muscolotendinee direttamente interessate dalla         patologia (adduttori, retto dell’addome);
– SPINA ILIACA ANTERIORE-SUPERIORE (SIAS): protuberanza ossea del margine anterioresuperiore dell’osso iliaco dell’anca e punto di inserzione del legamento inguinale;
– PORZIONE ANTERO-INTERNA DELLA COSCIA: area anatomica sede di strutture perlopiù muscolo-tendinee (mm. adduttori, ileopsoas)Eziologia e fattori di rischio.Ancora non è ben chiara la causa precisa. Sono però state formulate teorie per le quali alla base dell’insorgenza del problema (sia esso in presenza o in assenza di trauma) ci sarebbero squilibri tra le strutture anatomiche della regione pubica (per microtraumi ripetuti nel tempo e/o sovraccarico funzionale), riduzione di mobilità dell’anca soprattutto in rotazione interna o addirittura condizioni di intrappolamento nervoso secondarie a debolezza della parete posteriore del canale inguinale.
A questo si aggiungono fattori di rischio sia modificabili (ridotta forza adduttori anca, ridotta flessibilità ileopsoas e catena posteriore, ecc..) che non-modificabili (sesso maschile maggiormente colpito rispetto al sesso femminile, maggior incidenza in soggetti >30 anni, precedenti infortuni correlati, ecc..).
In linea generale si tratta di una problematica in aumento nella popolazione di soggetti sportivi sia professionisti che amatoriali, soprattutto in sport come rugby, calcio, atletica leggera e tennis che richiedono corsa, bruschi e frequenti cambi di direzione oppure calci e/o torsioni del corpo durante quest’ultima. Segni e sintomi Come insorgenza dei sintomi il paziente può riferire diversi andamenti, da quello lento e insidioso
che può presentarsi durante/dopo sport in assenza di trauma acuto con aumento del dolore nel tempo tale da sospendere le attività, passando per quello acuto e improvviso (es. lesione muscolotendinea, frattura da stress, ecc..) fino ad arrivare a quello cronico con periodi di remissione/recidiva della sintomatologia o con presenza di sintomi continui e persistenti da almeno 3 mesi.
Per quanto riguarda la tipologia di sintomi il paziente spesso riferisce dolore localizzato in sede pubica, inguinale o dell’interno coscia e limitazione funzionale, spesso identificabile in un movimento funzionale o sport-specifico che risulta provocativo, ovvero scatena i sintomi lamentati dal paziente stesso. Possono esserci però anche dolore irradiato alla zona genitale, coscia o basso addome, dolore in relazione a colpi di tosse o starnuti, sintomi che da unilaterali diventano bilaterali con l’aggravarsi della situazione. Inquadramento diagnostico Premesso che le cause di dolore in zona inguinale/pubica (comprese sia quelle di competenza
fisioterapica che strettamente medica) ad oggi sono numerosissime, il punto di partenza che adottiamo per un corretto esame clinico mirato ad inquadrare il problema è rappresentato da un attento ed accurato colloquio anamnestico col paziente.
Talvolta i segni e sintomi riferiti dal paziente possono soltanto mimare condizioni patologiche muscolo-scheletriche, quando in realtà vanno a suggerire problematiche di competenza esclusivamente medica ben più gravi (Red Flags). Solo dopo aver escluso Red Flags e problematiche legate a strutture associate (rachide lombare, articolazione sacro-iliaca, anca) può essere ipotizzato un dolore da Groin Pain, che andremo poi a confermare con un esame fisico approfondito. Fig. 2 Entità cliniche definite di Groin Pain con segni e sintomi caratteristici Esso comprende un’accurata osservazione statica e dinamica del paziente per verificare
l’atteggiamento del corpo (es. presenza di eventuale asimmetria/dismetria degli arti inferiori), la riproduzione del gesto funzionale provocativo (soprattutto se sport-specifico) e la riproduzione di alcuni test funzionali mirati a valutare la capacità di performance del paziente. Infine per mettere in evidenza tutte le strutture potenzialmente dolorose eseguiamo test muscolari e palpazione. I test muscolari sono importanti per capire quale potrebbe essere la struttura potenzialmente interessata dal problema ed è importante eseguirli sempre in maniera bilaterale per una comparazione con l’arto sano. I test si considerano positivi per comparsa di dolore familiare al paziente, e comprendono:
– VALUTAZIONE ADDUTTORI (Single & Bilateral Adductor Test, Squeeze Test, Passive & Active Stretching);
– VALUTAZIONE ADDOMINALI (Sit up, Sit up obliquo);
– VALUTAZIONE ILEOPSOAS (Test di Thomas, flessione anca resistita).

Con la palpazione cerchiamo di individuare le strutture anatomiche in grado di riprodurre il dolore familiare al paziente. Facendo fede all’area di origine dei sintomi le zone solitamente interessate durante la palpazione sono le strutture ossee e muscolo-tendinee localizzata nella regione pubica e inguinale (sinfisi pubica, inserzione mm. adduttori e retto dell’addome, ventre muscolare dell’ileopsoas, legamento inguinale, ecc..).
Gli esami strumentali, quando correlati con la clinica, possono essere molto utili per l’inquadramento diagnostico. I più utili risultano l’indagine ecografica e la risonanza magnetica (MRI); l’esame radiografico (Rx) può risultare utile nel caso si ipotizzino fratture da stress della branca pubica. Trattamento In base a quanto trovato durante anamnesi ed esame fisico, il trattamento segue di conseguenza un approccio multimodale basato su preferenze e priorità del paziente, a seconda di cosa vogliamo favorire in ogni specifica fase del programma riabilitativo. In linea generale suddividiamo il trattamento in tre fasi principali. Nella prima fase di intervento locale andiamo a lavorare principalmente sul controllo del dolore e sulla iniziale riattivazione delle strutture muscolari e articolari coinvolte attraverso l’utilizzo di terapie fisiche (laserterapia, diatermia) combinate con esercizi terapeutici (esercizi di rinforzo isometrici per adduttori, addominali e arto inferiore in toto, mobilizzazione passiva anca, stretching muscoli anca/catena posteriore e anteriore) eseguiti a basso carico nel pieno rispetto del dolore del paziente. Nella seconda fase di intervento regionale andiamo a lavorare prevalentemente sul rinforzo muscolare e sul primo recupero delle attività quotidiane o sport-specifiche attraverso l’esercizio terapeutico (esercizi di rinforzo concentrici-eccentrici per adduttori, addominali e arto inferiore in toto, esercizi di core stability, esercizi propriocettivi e di coordinazione a difficoltà crescente,
iniziale esercizio aerobico a bassa intensità) eseguito a carico via via maggiore e comunque sempre ben tollerabile dal paziente. La terza fase di intervento prevede il ritorno alle attività, in cui proponiamo un incremento di carico di lavoro rispetto alla precedente fase sempre attraverso l’esercizio terapeutico. Nel caso specifico del paziente sportivo, oltre agli esercizi della fase precedente integriamo il programma
riabilitativo con esercizi pliometrici, esercizi aerobici e anaerobici attività-specifica a carico maggiore, esercizi attività-specifici con focus sui cambi di direzione (variazione di velocità e direzione).
In linea generale prevediamo per il paziente un ritorno alle attività dopo circa 3 mesi di trattamento conservativo. In caso di fallimento del trattamento conservativo dopo 3 mesi o nei casi di ernia inguinale o ernia da sport vi è una maggiore indicazione per un consulto chirurgico. Prevenzione e mantenimento Date le possibili diverse modalità di insorgenza dei sintomi e le diverse strutture potenzialmente alla base del problema, non è facile fare prevenzione nel Groin Pain. Come indicazione di base il nostro consiglio da esperti è quello di non sottovalutare il problema: in presenza di qualunque tipologia di sintomi in sede pubica/inguinale o perlopiù simili a quelli sopra descritti rivolgetevi il prima possibile per un consulto fisioterapico per inquadrare al meglio ed eventualmente trattare il problema precocemente. In linea generale gli infortuni riflettono quasi sempre una richiesta, da parte del corpo, di carico di lavoro eccessiva e repentina rispetto alla capacità di carico tollerata in quel momento dalla persona. Ai fini della prevenzione verso gli infortuni può essere utile quindi esporre il corpo a carichi di lavoro maggiori e allenanti a patto che essi non siano eccessivi ma graduali e ben tollerati. Questo potrebbe aiutare a ridurre il numero di eventi traumatici ma soprattutto quelli
relativi ad esordio lento e ingravescente. Ai fini del mantenimento invece cercare di mantenere il proprio corpo ad un livello di allenamento e tolleranza al carico di lavoro costante può impedire che la capacità di carico del soggetto si riduca esponendolo così più facilmente a rischio infortuni. Riguardo all’utilizzo di supporti esterni (tutori, fasce elastiche contenitive, ecc..) nessuna tipologia di questi supporti risulta ad oggi utile sia nel prevenire.

ULTIMI ARTICOLI DI QUESTA CATEGORIA

Apri
1
Chiedi subito le info di cui hai bisogno
Salve,
clicca su INVIA per parlare con noi